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Legittima difesa

VARIE

Cari Amici, la legittima difesa, insieme alla prescrizione, è probabilmente uno degli evergreen nell’ambito delle discussioni aventi ad oggetto il diritto penale; se ne parla ovunque: in televisione, sui giornali, nei salotti televisivi (da persone più o meno competenti). Il problema sollevato è sempre lo stesso: se qualcuno entra in casa mia, posso difendermi come ritengo più opportuno, oppure devo chiamare i Carabinieri? Nella mia proprietà posso essere considerato il signore e padrone indiscusso? In soldoni: posso sparare a chi viola il mio domicilio? La risposta a queste domande è sempre stata piuttosto incerta: puoi difenderti, ma solamente con mezzi proporzionati e se c’è pericolo concreto per la tua incolumità o per quella della tua famiglia. Ma questo sembrava non bastare e, perciò, nel 2019 la legittima difesa domiciliare è stata nuovamente riformata, dopo il restyling del 2006. Cos’è la legittima difesa domiciliare? Non è altro che il diritto di potersi difendere da un’aggressione all’interno delle mura di casa; ma non solo: per domicilio va inteso, in senso ampio, non solo l’abitazione, ma anche l’ufficio ove si lavora, la pertinenza di una casa, lo studio, ecc. Con la nuova legittima difesa domiciliare, è stata introdotta l’automatica e invincibile presunzione di proporzionalità tra difesa e offesa ogniqualvolta vi sia una violazione di domicilio. Ma non solo: considerato che la persona che si vede entrare in casa un malintenzionato viene inevitabilmente scossa, è stata anche esclusa la punibilità dell’eccesso colposo. Prendendo come spunto il disposto della Sentenza della Suprema Corte Sez. I 8 novembre2017 nr.8090 depositato il 20 febb 2019, tenterò di far chiarezza sui concetti di domicilio e provata dimora ai fini della legittima difesa con armi, ma anche delle residuali ipotesi della contestazione di omessa custodia di armi ovvero di custodia in luogo diverso da quello dichiarato alla AG ai sensi dell’art. 38 TULPS, reati che seppur minori potrebbero creare problemi come ostativi e pregiudizievoli, in sede di rinnovo di porto d’arma. La Sentenza de qua si occupa di delineare i confini del concetto di domicilio, privata dimora e relative appartenenze di cui all’art. 614 CP, allo specifico fine di individuare l’ambito di applicazione della cosiddetta legittima difesa domiciliare prevista e disciplinata dall’art. 52, comma 2, c.p.. Il caso specifico concerneva un’imputazione ex art. 575 c.p., relativa ad esplosione di un colpo di arma da fuoco (regolarmente detenuta), la quale aveva provocato la morte della vittima, con la peculiarità dei luoghi nei quali la condotta e l’evento si sono realizzati: la vittima, infatti, si trovava nelle adiacenze – se non all’interno – dell’abitazione dell’imputato ed attuava condotte mediante le quali poneva in pericolo l’incolumità fisica dello stesso e dei suoi familiari. La Corte di Assise d’Appello competente confermava la condanna di primo grado, limitandosi a diminuirne l’entità, in quanto, secondo la stessa, non sussistevano le condizioni per l’operare della presunzione circa la proporzionalità imposta dalla legittima difesa domiciliare di cui all’art. 52, comma 2, c.p., in quanto, il trovarsi della vittima sul pianerottolo e, dunque, al di fuori dell’abitazione intesa in senso stretto, escludeva a priori l’applicabilità della scriminante. La Prima Sezione della Corte di Cassazione, su specifico e primo motivo di ricorso dell’imputato, ha invece statuito che la Corte territoriale aveva errato nell’escludere a priori l’operatività della legittima difesa domiciliare; ciò in quanto, nella nozione di “appartenenza” di privata dimora di cui all’art. 614 c.p., rientra non solo il pianerottolo condominiale antistante la porta di un’abitazione, ma addirittura l’androne dello stabile, e ad essi devono, dunque, essere estese le tutele previste dalla legge per la violazione di domicilio. Pertanto, in presenza di tutti gli ulteriori elementi richiesti dall’art. 52, comma 2, c.p., la cosiddetta legittima difesa domiciliare e la relativa presunzione operano anche qualora il soggetto si trovi in tali zone e non all’interno dell’abitazione in senso stretto. Un cordiale saluto!

Avv. Pino Lanunziata – Garante Nazionale C.P.A.

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