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Validità della licenza in assenza del pagamento della tassa di concessione governativa

LICENZA - PORTO D'ARMI

Cari amici cacciatori, dopo aver letto la Circolare Ministero Interno nr.557/PAS/U/008463/10100.A(1)1 – del 20/05/2016 avente ad oggetto la validità della licenza di porto di fucile per uso caccia in caso di mancato pagamento delle tasse di concessioni governative e rilascio della licenza di porto d’arma lunga per l’esercizio dello sport del tiro a volo, mi sono sentito in diritto/dovere di consultarmi con il nostro Presidente Nazionale Avvocato Alessandro Fiumani, per richiedere chiarimenti al Ministro.

Qui Vi trascrivo il testo della mia comunicazione al Ministro Alfano.

 

On.le Ministro,

pervengono giornalmente a questo Ufficio Legale del C.P.A. richieste di chiarimenti in ordine alla validità della licenza di porto di fucile per uso caccia qualora non venga effettuato il relativo rinnovo annuale, mediante pagamento della tassa di concessione governativa e, in particolare, se in caso di mancato pagamento del tributo, i titolari della licenza in argomento possano, comunque, acquistare armi o esercitare lo sport del tiro a volo, questo proprio in virtù della citata sentenza Ministeriale in oggetto.

Al riguardo, si osserva che la licenza di porto d’armi costituisce, ai sensi dell’art. 61 Reg. T.U.L.P.S, un documento complesso formato dal libretto e dal foglietto aggiunto con le indicazioni delle caratteristiche dell’arma di cui è autorizzato il porto e l’attestazione comprovante l’avvenuto pagamento della tassa annuale sulle concessioni governative nella misura stabilita per il tipo cui appartiene l’arma oggetto dell’autorizzazione.

La mancanza di uno solo degli elementi che compongono la licenza, trattandosi di due differenti atti amministrativi impegnanti due distinte volontà della P.A. che, nel loro contenuto unitario, rappresentano la operatività dell’autorizzazione definitiva al porto delle armi, rende invalida l’autorizzazione, oltre che per la specifica finalità per cui essa è rilasciata, anche con riferimento alle attività connesse alla sua titolarità (es. acquisto armi e munizioni).

A ciò si aggiunge che il pagamento della prescritta tassa non rappresenta un puro adempimento di natura fiscale, dato che l’art.8 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n.641 dispone l’inefficacia degli atti sino a quando non siano corrisposte le dovute tasse.

Sulla questione in argomento, si è anche espressa la competente Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa, con nota prot. 954-13036/2011, del 27 aprile 2011.

Si ricorda, da ultimo, che con l’entrata in vigore della legge 36/90 (il cui art. 6 ha considerato non più reato il porto di arma da caccia con la licenza per la quale si sia omesso il pagamento della tassa in argomento), il mancato rinnovo annuale del pagamento del tributo, pur causando l’invalidità della licenza, comporta, nel caso di porto d’armi da caccia, la configurabilità di un illecito amministrativo (v. Cass. n. 01553 del 13.06.1990 sez. I).

Seppure l’interpretazione ermeneutica della richiamata Legge nr.323/69 – la quale dispone che “Per l’esercizio dello sport del tiro a volo è in facoltà del questore rilasciare a chi ne faccia richiesta, qualora sia sprovvisto di licenza di porto d’arma lunga da fuoco concessa ad altro titolo, omissis” – sembri escludere la compatibilità tra i due titoli, si è del parere che nella “ratio” della predetta norma, oltre che voler costituire una licenza “ad hoc” che consentisse l’esercizio della richiamata attività sportiva, il legislatore non abbia inteso sancire l’incompatibilità tra le due licenze, quanto piuttosto esonerare dall’obbligo di munirsi della licenza per il tiro a volo coloro che fossero già in possesso di licenza di porto d’arma lunga (per uso di caccia o per difesa personale).

Del resto, va pure considerato che nella Tariffa annessa al suindicato D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641 (Titolo II, art. 5, note, punto 1) si stabilisce, per la licenza uso caccia, che la tassa deve essere pagata per ciascun anno successivo a quello di emanazione, prima dell’uso dell’arma, e non è dovuta per gli anni nei quali non se ne fa uso. Dunque, nel corso del periodo di validità della licenza medesima (6 anni dalla data del rilascio), è facoltà del titolare corrispondere la prevista tassa di cc.gg. solo per gli anni in cui intende effettivamente fare uso della propria licenza di caccia.

Si è, pertanto, del parere che sia possibile, alla luce della vigente normativa, essere titolari, contemporaneamente, della licenza di porto di fucile per il tiro a volo, ex legge 18/6/1969 n. 323, e di quella di porto di fucile per uso di caccia, ex art. 42 T.U.L.P.S., senza che la titolarità di quest’ultima licenza – in corso di validità a seguito del pagamento delle previste tasse cc.gg. – debba comportare il ritiro dell’altro titolo.

Interpellata formalmente, l’Agenzia delle Entrate ha così precisato: – … con riferimento all’istanza di interpello in esame, si osserva, in via preliminare, che la Legge 11 febbraio 1992, n. 157 recante “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” all’articolo 12, comma 8, dispone che “L’attività venatoria può essere esercitata da chi abbia compiuto il diciottesimo anno di età e sia munito della licenza di porto di fucile per uso di caccia…”.

L’articolo 22 della stessa legge stabilisce che “La licenza di porto di fucile per uso di caccia è rilasciata in conformità delle leggi di pubblica sicurezza” (comma 1), “…ha la durata di sei anni e può essere rinnovata su domanda del titolare…” (comma 9). Con riferimento alla licenza di cui sopra, l’articolo 5 della tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972 n 641, recante la “Disciplina delle tasse sulle concessioni governative”, assoggetta al pagamento della tassa sulle concessioni governative la “Licenza di porto di fucile anche per uso di caccia…”.

Per tale licenza è dovuta una tassa di rilascio, di rinnovo e annuale, ciascuna pari a euro 168,00 a cui deve aggiungersi un’addizionale di euro 5,16 prevista dalla nota 4 a margine del citato articolo 5 (per un totale di € 173,16).

La nota 1 al più volte citato articolo 5 della tariffa stabilisce, inoltre, che “Agli effetti delle tasse annuali si intende per anno il periodo di dodici mesi decorrente dalla data corrispondente a quella di emanazione della licenza; la tassa deve essere pagata per ciascun anno successivo a quello di emanazione, prima dell’uso dell’arma, e non è dovuta per gli anni nei quali non se ne fa uso”.

In considerazione del disposto della citata nota, deve quindi ritenersi che la tassa annuale sulle concessioni governative, di cui al più volte richiamato articolo 5 della tariffa allegata al DPR n. 641 del 1972, deve, in ogni caso, essere corrisposta prima che si faccia uso dell’arma.

Con riferimento alla possibilità di utilizzare la licenza di porto di fucile anche per uso di caccia per l’esercizio del tiro a volo, la legge 18 giugno 1969, n. 323 ha previsto che “…è in facoltà del Questore (…) rilasciare a chi ne faccia richiesta (…) apposita licenza che autorizza il porto delle anni lunghe da fuoco dal domicilio dell’interessato al campo di tiro e viceversa…” al soggetto che intenda svolgere l’esercizio dell’attività di tiro a volo “…qualora sia sprovvisto di licenza di porto d’armi lunghe da fuoco concessa ad altro titolo…”.

Ne discende che l’interessato, qualora sia munito di “licenza di porto di fucile anche per uso di caccia” possa utilizzarla anche per l’attività di tiro a volo, sempreché tale licenza sia efficace e in corso di validità.

Poiché l’articolo 8 del citato DPR n. 641 del 1972, stabilisce che “Gli atti per i quali sono dovute le tasse non sono efficaci sino a quando queste non siano pagate”, ne discende che, qualora si intenda fare uso della licenza di porto di fucile anche per uso di caccia per l’esercizio dell’attività di tiro a volo, deve essere corrisposta la tassa annuale di concessione governativa.

Ad analoghe conclusioni deve giungersi anche con riferimento all’utilizzo della licenza per l’acquisto di armi.

Al riguardo, si fa presente che l’articolo 35 del Regio Decreto 18 giugno 1931, nr. 773 (“Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”) stabilisce che “È vietato vendere o in qualsiasi modo cedere armi a privati che non siano muniti di permesso di porto d’armi ovvero di nulla osta all’acquisto rilasciato dal questore” (comma 4). L’acquisto delle armi è dunque possibile previa esibizione della licenza del porto di fucile per uso di caccia, in corso di validità.

A tale proposito, si richiama nuovamente l’attenzione sull’articolo 8 del citato DPR n. 641 del 1972, il quale stabilisce che “Gli atti per i quali sono dovute le tasse non sono efficaci sino a quando queste non siano pagate”.

Per le considerazioni sopra esposte, deve quindi ritenersi che, anche nel caso di acquisto di armi, è necessario che l’utilizzo della licenza sia accompagnato, affinché sussista l’efficacia di tale documento, dal pagamento della tassa sulle concessioni governative prevista dall’articolo 5 della tariffa allegata al DPR n. 641 del 1972.

Il problema, a parere dell’Ufficio legale del CPA, non è assolutamente quello di stabilire se la licenza di caccia serva o meno per andare a caccia quando non si è pagato la relativa tassa. Non è un problema, perché la legge dice chiaramente che chi va a caccia senza aver pagato la tassa risponde di una sanzione amministrativa; non si capisce bene, ma poco conta, se essa sia alternativa o aggiuntiva alla sanzione fiscale.

Però è anche del tutto pacifico, perché lo ha detto la Cassazione più volte, che la licenza di porto di fucile rimane valida e che il cacciatore non risponde di porto illegale di fucile.

La Cassazione, ponendo sullo stesso livello, in tal caso, licenza di porto di fucile per caccia e licenza di porto di fucile per tiro a volo, ha stabilito che neppure chi va a caccia, avendo solo la licenza di fucile per il tiro a volo, risponde di porto illegale di fucile.

Il problema da risolvere è semplicemente se un documento rilasciato in materia di armi, dopo aver accertato che il richiedente è idoneo al maneggio delle armi e non ha problemi psichici e fisici ostativi al porto di fucile, documento che conserva la sua validità per sei anni, sia o meno valido per acquistare armi e munizioni senza dover richiedere l’apposito nullaosta, il quale si limita ad accertare solo quanto già accertato con il precedente documento.

La vigente normativa sostiene che la P.A. non deve mai richiedere al cittadino di provare ciò che già conosce.

Un documento ufficiale accerta che per cinque anni il cittadino è idoneo a portare un fucile, poco importa se ha pagato o meno delle tasse; per cacciare si deve pagare una tassa e chi non lo fa presenta una irregolarità punita con sanzione amministrativa.

Quindi ciò significa che il documento è vivo e valido. Facciamo un esempio… molto verosimilmente, a nostro giudizio, il ragionamento del Ministero espresso con la Circolare Min. Int. 557/PAS/U/008463/10100.A(1)1 in oggetto, segue la stessa logica di questo: siccome il Codice della Strada punisce con una sanzione chi dimentica a casa la patente, ciò vuol dire che il soggetto in quel momento guida senza patente ed è come se non ce l’avesse!

Ancora, a sostegno del nostro ragionamento, la legge sulla carta europea stabilisce che si può ottenere la carta europea per trasportare armi all’estero per caccia presentando una licenza di porto di fucile, anche se non è stata pagata la relativa tassa.

Per il Ministero, quindi, è del tutto normale affermare che con la licenza di caccia con tassa non pagata si possono trasportare armi all’estero (e quindi da casa al confine), però non si possono trasportare da casa all’armeria.

Senza dubbio alcuno, crediamo di trovarci davanti ad una illogicità manifesta che ogni Giudice del TAR vedrebbe come motivo valido per un annullamento ex tunc della citata circolare, ovvero, sollevare sospetto di illegittimità costituzionale per palese violazione dell’art. 3 Cost.

Così come formulata, pare che questa Circolare voglia risolvere un problema inesistente: mettere in discussione il valore di un porto d’armi. Sembra una cosa ovvia: se una persona è già in possesso di una licenza di caccia, è assolutamente inutile che abbia anche una licenza per il tiro a volo; questa è stata introdotta proprio per evitare che anche i tiratori a volo dovessero pagare la tassa di concessione governativa prevista per i cacciatori; se uno è cacciatore perché mai deve avere anche la licenza di tiro a volo?

Tanto premesso, on.le Signo Ministro, Le chiediamo di  voler rivisitare il parere espresso e contenuto nella citata Circolare Min. Int. 557/PAS/U/008463/10100.A(1)1 – del 20/05/2016 per le gravi violazioni di legge, ovvero, per le contraddittorietà, per l’eccesso di potere e per le gravi violazione del diritto e per lo effetto, revocarla e porla nel nulla a valore ex tunc.

 

 

Avv. Giuseppe Lanunziata

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