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Peste suina Africana (PSA)

A tanto si doveva arrivare, ed a tanto siamo arrivati… Questa è l’amara considerazione che viene in testa a chi segue, come noi, le vicende di caccia; amara, perché ora potranno prendere qualsiasi decisione senza doverla concordare con nessuno. La PSA non è uno scherzo, c’è da farsi male moltissimo, infatti un intero settore importantissimo in Italia, come l’allevamento dei maiali e tutte le sue ricadute sia occupazionali che commerciali, sta rischiando grosso, e di questo ne siamo tutti coscienti. Per questo le misure per combattere la PSA non possono essere che drastiche e tempestive, non contrattabili, e sulle soluzioni c’è poco da dire, anzi sull’unica soluzione: circoscrivere una zona e fare pulizia di tutti i predatori, poiché tutti quelli che si nutrono di carne, sia viva che morta, sono diffusori potenziali della malattia. Sulle cause della diffusione della PSA noi ci smarchiamo decisamente, anche da quei pseudo rappresentanti del mondo venatorio che con tanta fretta hanno detto che alcuni cacciatori, che sono andati a far delle battute di caccia all’estero, sarebbero ritornati con le scarpe infettate ed abbiano portato il virus; non che ciò non sia possibile, ma le probabilità sono una su un milione… Molto più facile e probabile è che animali che vengono acquistati all’estero, arrivino in Italia per vie più “strane”, e non tutti vivi… lo smaltimento delle carcasse avviene in maniera regolare, altre volte meno. A ciò possiamo aggiungere l’importazione di prodotti semilavorati, che arrivano in maniera continuativa nel nostro Paese, spacciati per carni “cento per cento italiane” e non lo sono; anche in questo caso i controlli vengono effettuati solo per le carni che seguono i percorsi ufficiali. Sappiamo della scrupolosità dei NAS e dei vari istituti zooprofilattici sparsi sul territorio, ma chi importa illegalmente non li fa passare attraverso loro, anzi, li evita come la peste, ed è da qui che, secondo noi, nascono i problemi. Sull’espansione del cinghiale abbiamo detto e ripetuto più volte quali, secondo noi, sono le cause, e non pensiamo che rammentarle sia inutile, anzi: l’aumento a dismisura delle superfici boscate dovute ad un cambiamento radicale del modo di fare agricoltura; le oasi ed i parchi triplicati per accontentare i “verdi” e gli animalisti, che vanno tanto di moda, creano ampi spazi dove non c’è ne caccia ne controllo, ed hanno permesso la crescita esponenziale di tutte le specie opportuniste, non solo il cinghiale (gli avvistamenti nei centri abitati, in mezzo alle macchine o vicino alle scuole di cinghiali, lupi ed altro, è ormai nel quotidiano). La pandemia dovuta al Covid, con la conseguente chiusura in casa delle persone, ha amplificato il fenomeno di invasione delle città; se a questo aggiungiamo l’enorme quantità di cibo disponibile, dovuta ai mucchi di rifiuti lungo le strade che da nord a sud, con poche eccezioni, rendono facile l’accesso al cibo a tutti gli animali che sono in qualche modo gli “spazzini” dell’ambiente, il cerchio si chiude. In questo contesto, chi può dare una mano alla risoluzione di questo enorme problema, prima che diventi emergenza, che piaccia o meno, sono i cacciatori, che sono gli unici veri controllori dell’ambiente; sono coloro che vivono il territorio tutto l’anno, perché sono anche cercatori di funghi, di asparagi e di quant’altro il bosco regala in tutte le stagioni dell’anno, che proprio per questo notano immediatamente le anomalie dell’ambiente. In tutte le regioni i cacciatori, con le loro organizzazioni, anche se sono sempre in guerra fra di loro, quando c’è da dare una mano sono sempre in prima fila. Le tanto vituperate squadre di caccia al cinghiale, conoscono ogni angolo più remoto del loro territorio, e allora chi è più titolato di loro a cercare possibili carcasse da segnalare alle autorità preposte al recupero (mai toccarle o spostarle, fareste più danno che utile)? Ovviamente, queste considerazioni sono valide se si vuole VERAMENTE risolvere il problema… Ai leoni verdi da tastiera lasciamo le polemiche a cui sono tanto affezionati, noi siamo i cacciatori, operativi, costruttivi e disponibili tutto l’anno. Noi ci siamo. Luigi Manocchi – Responsabile Nazionale C.P.A. – Settore Caccia Ungulati

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