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La caccia da attività sociale è diventata un campo di battaglia.

1977 apertura della caccia: 18 agosto – chiusura: 31 marzo 2023 apertura della caccia: 17 settembre – chiusura 31 gennaio Cosa è successo? O meglio, dove abbiamo sbagliato? La caccia da attività sociale è diventata un campo di battaglia. Come è potuto accadere in relativamente pochi anni che la nostra società ha modificato completamente la percezione che aveva dell’attività venatoria da attività positiva ad attività da eliminare? Brevemente cercherò di comprendere i cambiamenti, per cercare di porvi rimedio, perché non è mai troppo tardi. Quando, nel lontano 1975 mio padre ha preso la licenza di caccia, per accontentare suo figlio di 13 anni, in quel periodo i cacciatori erano di moda, erano non solo accettati ma addirittura ben visti in società, perché conducevano una vita sana, perché trasmettevano sani principi ai loro figli e, non ultimo, perché procuravano alle loro famiglie ed agli amici selvaggina che veniva consumata, sapientemente cucinata dalle mogli, madri e nonne, in allegria. Allora c’erano solo poche Associazioni venatorie, e la Federcaccia era il punto di riferimento dei più. Si cacciavano le tortore e le quaglie fino ad aprile, le nostre campagne garantivano una presenza di selvaggina stanziale abbondante, l’uccisione di un cinghiale era un avvenimento che veniva riportato nelle pagine della cronaca locale con tanto di foto. La stragrande maggioranza dei cacciatori aveva un cane; pur non essendo previsto da nessuna norma, c’era chi andava a caccia di stanziale da penna, chi si dedicava alla migratoria, chi andava solo a lepre. La campagna veniva curata e la fauna gestita, i guardiacaccia organizzavano battute alle volpi (allora si chiamavano tranquillamente “nocivi”), seguivano i lanci dei riproduttori e tutto funzionava. Tutto filava liscio, fin quando nel panorama politico si affacciò un movimento-partito, i “Verdi”, che della tutela dell’ambiente fece la sua religione. Incominciarono le prime richieste di riduzione dei nostri calendari e i primi grandi errori delle Associazioni venatorie. Ben presto caddero sotto i loro colpi le cacce di aprile. Dai dirigenti della Federcaccia le giustificazioni furono “diamogli questi pochi giorni, tanto ci rimane la caccia fino al 31 marzo, e soprattutto con questo sacrificio staranno tranquilli”. Questo lo considero il più grosso errore di valutazione commesso dai nostri rappresentanti, che segnò il nostro decadimento. Sappiamo, ad oggi, che non si sono più fermati… Altro elemento che segnò pesantemente il nostro mondo fu la frammentazione continua delle Associazioni venatorie, a fronte di una compattezza dei nostri nemici che, seppur divisi al loro interno, quando si trattava di colpire la caccia facevano immancabilmente fronte comune. Le campagne contro la caccia cominciarono, e gli attacchi con grande ferocia alla fine condizionarono anche la politica, sempre attenta ai mutamenti di fronte, cioè agli spostamenti dei voti. Le Associazioni venatorie, colpevolmente, non seppero opporre nessuna strategia, attente solo a mantenere i loro orticelli, che andavano sempre più restringendosi, ma che comunque garantivano ancora agi a chi li “coltivava”. Come è andata a finire la storia lo sappiamo, è sotto gli occhi di tutti… Una parentesi la merita il CPA. Nella mente lungimirante del fondatore, Carlo Maltagliati, si fece largo la convinzione che in politica, già da allora, la nostra voce giungeva mediata e poco incisiva; da qui l’idea di creare il partito dei cacciatori, il CPA appunto. Nel 1985 questo neo partito fece un grande chiasso, eleggendo Consiglieri comunali, provinciali ed addirittura regionali, che condizionarono le Giunte di allora. Poi la politica prese le misure e, complice la difficoltà organizzativa e le “pressioni” a cui gli uomini non seppero “resistere”, il CPA, da partito, divenne Associazione venatoria. Le idee e le linee guida erano però già ben chiare, infatti il faro illuminante fu la critica a quella che poi diventò la Legge 157 del 1992, definita dall’On. Rosini, suo estensore, la Legge più punitiva del mondo. Noi del CPA criticammo da subito gli ATC, considerandoli riserve indiane ed evidenziando i loro limiti. Alla luce dello stato attuale, fummo facili profeti. Ripercorrere quello che è stato dovrebbe insegnarci a non commettere gli stessi errori, ma l’egoismo dell’uomo è un avversario molto tenace e coriaceo da combattere; solo la nostra passione per la caccia e la pesca ci forniscono le energie per cercare di cambiare le cose. Le idee del CPA sulla gestione della caccia, ma a questo punto diciamo pure dell’ambiente, sono molto chiare. Mi rendo conto che alcuni non le possano condividere, ma la grande maggioranza dei cacciatori le sposa, anche se milita in altre Associazioni, ed è questa la nostra forza; la speranza è che, nascendo dal basso, queste istanze possano trovare prima o poi accoglimento, perché tra l’altro sono dettate solo dal buon senso di coloro che conoscono bene, molto bene, l’ambiente, e che hanno veramente a cuore la sua salvaguardia. Alessandro Fiumani – Presidente Nazionale C.P.A.

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