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Abbattimento di specie protetta e non compresa nel calendario venatorio

ATTIVITÀ VENATORIA

Cari amici e soci del CPA, nei mesi scorsi, insieme al nostro Presidente Avvocato Fiumani, ho difeso un nostro socio ed iscritto CPA dinanzi al Tribunale di Foggia per la contestata violazione dell’art.18 commi 1 -3 -19 lettera H della legge 157/’92. Nello specifico la violazione riguardava l’abbattimento di specie protetta e non compresa nel calendario venatorio. Trattandosi di una violazione in cui è facile incappare, certi di fare cosa gradita, in queste pagine pubblichiamo lo stralcio delle motivazioni della Sentenza del Tribunale. Dall’istruttoria dibattimentale, dalle dichiarazioni dei testi del PM, specificatamente il capo pattuglia e l’agente del Corpo della Forestale, emergeva che l’imputato NON era stato visto sparare ai volatili sequestrati, ma che i militi avevano sentito solo degli spari. Dall’interrogatorio dell’imputato, giungeva la logica spiegazione di perchè detenesse indosso i due fringuelli, e dall’escussione dei testi della difesa fu ricostruita la dinamica degli eventi di quella mattina di caccia. L’imputato, che non si è sottratto all’interrogatorio, ha chiarito con dovizia di particolari, di NON aver sparato a quei selvatici e che gli stessi gli furono riportati dal cane ad inizio di battuta, e la detenzione indosso era giustificata solo dal fatto che se fossero stati abbandonati sul terreno i suoi cani avrebbero continuato a riportare i fringuelli al loro padrone, poiché sono cani da riporto. I testi della Difesa hanno confermato di aver visto che i selvatici furono riportati dai cani non appena scesi dalla vettura, mentre loro si apprestavano a prendere posizione sul terreno prima ancora di iniziare la battuta di caccia. Erano, dunque, stati fissati dall’istruttoria due punti salienti: a) che i volatili erano già morti, abbandonati sul terreno, quando furono riportati dai cani all’imputato prima dell’inizio della battuta di caccia; b) che ne i forestali ne nessun altro teste ha visto l’imputato abbattere i volatili. Da diversi anni, per nostra fortuna, è stata superata la tesi che individuava la fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato, tant’è che il PM, attentamente, non ha contestato il reato di furto aggravato, sicché resta unicamente l’ipotesi di cui agli art.i 18 lettera “h” della Legge 157/’92. La Suprema Corte, tra tante, con la Sentenza nr. 17359 del SEZ III del 08.03.’07, già prodotta ed allegata agli atti del dibattimento, ha stabilito che: “la semplice detenzione di un volatile di specie protetta già morto NON concretizza l’ipotesi di reato di cui all’art. 18 contestato, e che l’illegittima detenzione, di animali di specie protetta già morti esclude OGNI RESPONSABILITA’ PENALE in capo all’imputato”. Veniva, quindi, chiesta dal collegio di Difesa l’assoluzione con la formula più ampia, perché il fatto contestato di per sé NON costituisce reato in capo all’imputato, con la richiesta di restituzione del fucile da caccia in sequestro. Il Tribunale, ritenendo assolutamente NON provata la contestazione mossa e ritenendo di poter condividere la richiesta assolutoria formulata dagli Avvocati Lanunziata e Fiumani, argomentata e sostenuta dalla Giurisprudenza costante e consolidata della Suprema Corte (infra pluribus Cass. Pen. 22212 del 2007 idem Cass. sez. III 17359/2007), con Sentenza nr.2081/2018 dep. il 08.10.18 mandava assolto l’imputato ed ordinava la restituzione del fucile. Altra vittoria dei Difensori del CPA! Un cordiale saluto.

 

Avv. Giuseppe Lanunziata

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